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Inaugurazione il 25 Ottobre alle ore 10 della mostra "Appesi ad un Filo" di Nello Medici. La mostra, che si terrà nei locali del Palazzo di Cortina, in Piazza Matilde di Canossa a Carpineti, rimarrà aperta tutti i sabati e le domeniche, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19, fino a Domenica 29 Novembre.
--- Mostra curata da Luiza Samanda Turrini ---
La pittura di Nello Medici possiede una qualità molto misteriosa e sottile.
È aerea, mobile, onirica.
È imparentata con quella forza che proviene dalla matrice del sogno.
Scorpora. Ricombina. Rivela.
Rende accoglienti i fondali da incubo, fa diventare inquietanti le cose più familiari, e trasforma le visitazioni mostruose in ordinaria routine. Medici mesce un brodo primordiale dai toni castellati. Poi vi manda alla deriva figure umane gommose, prive di ossa, immuni alla forza di gravità ed imperturbabili come icone bizantine. I suoi fantasmi color latte si curvano lungo traiettorie impossibili, modulando la propria presenza in uno spazio privo di leggi, oppure in quadrati che si affiancano gli uni agli altri e raccontano una storia dal codice nascosto. Corpi duttili, pieghevoli, filiformi, corpi che si sovrappongono, si accoppiano, che si attorcigliano gli uni agli altri. I corpi di Medici spesso perdono integrità, e si stemperano con ciò che li circonda. Dimostrano come la natura dell’uomo sia permeabile rispetto all’ambiente in cui è collocato, e fanno cadere lo slash che separa la diade io/altro. Le virgole di pigmento si trasformano in volti umani, vibranti come uno sciame di elettroni, e l’accostamento delle particole colorate provoca un cortocircuito che pervade le tele di reticoli luminosi. Una sorta di luce elettrica, proveniente non da macchine, ma da organismi biologici. La finestra della camera è un dispositivo per guardare fuori dal proprio mondo conchiuso, incorniciato da corpi dalle membra a tentacolo, come di cera. Anatomie non ergonomiche, non progettate per fare un lavoro, anatomie dalla natura liquida o gassosa, sommamente adattabili. La professoressa mostra un cammeo ovale, un mondo fluttuante al cui centro c’è una divinità bionda, colta nell’attimo del volo, che imprime un movimento spiraliforme alle sette figure che la circondano. Danzando nel cielo è una fantasmagoria di colori in cui volano creature femminili con ali multiple, chimere nate dall’intreccio di serpenti, serafini ed oggetti del desiderio terrestre. Nella tana del serpente i piani strutturali dell’anatomia si sovrappongono, i colli si allungano e si piegano come steli di fiori, le spalle migrano verso la prospettiva frontale, i seni perdono simmetria. Esseri viventi si pone nel segno dell’ibrido uomo/animale, dell’innesto animale/vegetale, della caduta del limen fra sogno e realtà, e del confine fra vita e morte. Mostra una moltitudine in attesa, casette da fiaba, e una serie di creature che raccontano di supplizi e metamorfosi. La gente del bosco è tanta, ma ognuno è chiuso nel proprio pezzo di mondo, chi circondato da figli, chi da corpi nudi di ninfe, chi da animali, chi da fantasmi. Nel bosco succedono cose misteriose, fatti di sangue, ogni giorno cala il buio e a volte compaiono figure con teste d’asino. Ma non bisogna aver paura di loro, perché potrebbero essere i nostri familiari stregati.
La nostra ombra è un autoritratto in versione perturbante, in cui un ectoplasma nero si circonda di quattro figure muliebri e familiari. Anch’esse sono in versione raddoppiata, ma hanno pochissime ombre interne, sono piene di colori e luce.
Appesi a un filo, che da il titolo alla mostra, mostra un’enorme bestia sospesa fra due montagne. È immane, ma con un muso femminile e dolce. Sotto al suo grembo, avvolgente come un sipario, sta sospeso un filo con una moltitudine di uomini e donne con gli occhi sbarrati, appesi come burattini. Il dirupo sotto di loro, nonostante i cuccioli di bestia e i serpenti, è meno terrificante di quanto sembra.
Medici mostra un mondo che procede verso il caos e verso l’indeterminazione con una divina spensieratezza, e infatti l’animale che ricorre maggiormente nelle sue opere è il serpente, simbolo di uno stato indifferenziato dell’essere, dell’anima e del mondo dei morti.
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